Intervista a Daniela da Lisca, prezioso punto di riferimento per il “Centro Dino Ferrari”

Se trascorrete una giornata insieme a Daniela, sentirete squillare il cellulare una media di 8 volte ogni 10 minuti. Alla fine di questa giornata avrete comunque a che fare con una donna sorridente, gentile e pronta ad aiutarvi qualora ne aveste bisogno.

Daniela da Lisca è da oltre 15 anni l’assistente del Prof. Scarpini, responsabile dell’UVA (Unità Valutativa Alzheimer) e del Centro Sclerosi Multipla del “Centro Dino Ferrari”, ma è anche figura di supporto per tutti i professionisti attivi nell’Unità (una ventina di neurologi, biologi e psicologi) e, soprattutto, fondamentale ed insostituibile punto di riferimento per i pazienti affetti da Sclerosi Multipla e Alzheimer.

“Non è un lavoro facile – racconta Daniela – bisogna avere una buona capacità di organizzazione per incastrare bene gli appuntamenti dei pazienti, una grande dose di pazienza perché molti di loro, soffrendo di malattie che colpiscono la memoria, dimenticano le date e gli orari delle visite, e tanta flessibilità perché la giornata inizia alle 8:30, ma spesso termina molto più tardi del previsto.”

“Il mio ruolo prevede – continua Daniela – un avvicinamento inevitabile con le famiglie dei pazienti: ti chiamano per chiederti un appuntamento, ti raccontano la loro storia, li risenti periodicamente, quando hanno bisogno di un controllo, di un accertamento, o di una visita urgente perché hanno dei nuovi scompensi. Ad oggi avrò incontrato migliaia di persone, conosciuto tante situazioni difficili, in alcuni casi visto evolversi le malattie in maniera precipitosa. Non è facile rimanere indifferenti quando ti capita di incontrare una figlia che accompagna al “Centro Dino Ferrari” la mamma malata di Alzheimer, o quando ti si presenta una bella signora attiva ed elegante e, dopo qualche mese, torna per un controllo ed è irriconoscibile, fuori di sé per colpa della malattia.”

“Realtà come queste ti fanno rendere conto – spiega ancora Daniela – che, spesso e volentieri, le nostre priorità andrebbero riviste: come un tempo era obbligatorio il militare, oggi sarebbe giusto imporre ai giovani di frequentare per almeno una settimana un ospedale. Tanti di loro probabilmente si renderebbero conto di quanto sia preziosa la vita. Personalmente cerco sempre di mantenere alto il mio umore; difficilmente mi arrabbio, piuttosto mi mortifico molto quando commetto un errore che può creare problemi a un medico o a un paziente.”

“Cosa servirebbe oggi al “Centro Dino Ferrari”? Più medici e più ambulatori: i tempi di attesa per entrare nel nostro programma sono di circa 6 mesi e spesso i medici sono costretti a visitare nelle camere del day hospital perché non abbiamo abbastanza sale libere. Un’esigenza che, per altri versi, rimarca anche un aspetto positivo: il “Centro Dino Ferrari” si è affermato sempre più come un punto di riferimento chiave per i malati di Alzheimer e Sclerosi Multipla di tutta Italia. Questo soprattutto grazie alla professionalità del Prof. Scarpini e di tutti i giovani dello staff e a un buon sistema informativo che parte direttamente dai medici di base.”

Daniela da Lisca